
Dopo vari annunci sui nostri social network, grandi promesse e trepidanti attese (quanto mi piace essere teatrale…), finalmente il nostro Orso presenta la sua prima ricetta di cucina territoriale.
Come molti sanno, la cucina salentina, e pugliese in generale, è molto semplice ma ricca di sapori, soprattutto grazie agli ottimi prodotti locali (pasta fresca, olio, formaggi, ecc.) e alla ricca macchia mediterranea che offre le migliori erbe aromatiche le cui proprietà sono perfette in ambito culinario. Proprio da queste materie prime Orso ha deciso di cominciare il suo percorso con Cantele Winexperience: Orecchiette e Minchiareddhi (maccheroncini) con cacio, pepe e timo selvatico.
Ingredienti per 4 persone
- 320 gr di orecchiette e minchiareddhi
- 200 gr di pecorino
- 40 gr di burro
- 1 mazzetto di timo selvatico
- pepe
Preparazione
Per prima cosa mettere a lessare la pasta in abbondante acqua salata. Scaldare il burro in un tegame accompagnandolo da un mazzetto di timo selvatico. Nel frattempo grattugiare il cacio di pecora. Scolare la pasta a metà cottura, conservando l’acqua in un contenitore a parte. Mettere la pasta in una padella insieme con il pecorino grattugiato e con abbondante pepe macinato. Ultimare la preparazione con un po’ d’acqua di cottura mantecando sino a quando l’amido della pasta legherà il tutto. Servire orecchiette e minchiareddhi cacio e pepe immediatamente, aggiungendo con un cucchiaio il burro fuso profumato al timo selvatico.
Da testimone non solo oculare (secondo voi io vado nella cucina di Orso solo per guardare??) posso assicurarvi che è un piatto tanto semplice da preparare quanto incredibilmente saporito. E i profumi del timo selvatico rendono questo piatto decisamente “mediterraneo”. Se volete provare a cimentarvi, scaricate il pdf della ricetta di Orso illustrata da Elisa Costa.
E il vino in abbinamento? Ve ne parleremo a breve. Intanto, se ne avete voglia, provate voi a suggerire uno dei nostri vini che possa legarsi a questo piatto.
Buon divertimento!
Complimenti per l’iniziativa culinaria, ma permettemi un suggerimento..sostituite il BURRO, che nulla ha a che vedere con la tradizione della nostra cucina tipica salentina, con del genuino OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA… magari del consorzio Terra d’ Otranto DOP. Grazie
Grazie FtS, ottima considerazione ma….lascio la parola a Orso.
Grazie FtS,
in effetti la ricetta originaria richiede l’utilizzo di olio extravergine d’oliva, tuttavia, dopo alcuni esperimenti, ho ritenuto che il burro meglio legasse con il grasso animale già presente nel pecorino.
Il piatto era dedicato al grano, al cacio, al pepe, tutto profumato con un po’ di timo selvatico, il nostro prezioso olio avrebbe potuto distogliere la mente da questi ingredienti.
Continua a seguirci e vedrai che non troverai spesso il burro nei miei piatti.
Anche io sono un grande sostenitore dell’ OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA, ed in Umbria dove ho fatto l’oste per alcuni anni ho sempre e solo utilizzato il “Nostro” Olio.
Ciao Paolo e Orso. Complimenti per l’iniziativa ed anche per la foto che fa’ venire l’acquolina in bocca.
Paolo, come ho detto anche ad Orso, potete tranquillamente pubblicare queste ricette e simili iniziative di degustazione sulla pagina Facebook di CityandOut, il nuovo sito di viaggio ancora in beta a cui sto lavorando. L’idea e’ di promuovere quanto di autentico e locale un po’ in tutto il mondo.
Se mi mandate una copia via email con foto posso anche metterle direttamente sul sito nella pagina ShhOuts (stiamo per pubblicare a giorni la versione italiana).
Grazie e buon lavoro.
Andrea
Rosato del Salento IGT, un vino negroamaro da abbinare con le orecchiette
Grazie Andrea, ne approfitto volentieri.
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