In attesa che Orso torni dalla meritata vacanza in montagna e sostituisca sci e moon boot con pentole e padelle, oggi voglio divertirmi a dare un piccolo suggerimento sul vino da abbinare alla ricetta pubblicata nel post di giovedì scorso. Inizialmente avevo pensato ad un rosso giovane non eccessivamente strutturato ma, considerando che gli ingredienti principali della ricetta sono il pecorino, il timo, il pepe e il burro, la scelta è caduta sul rosato di Negroamaro.
Pecorino, timo e pepe conferiscono al piatto una discreta persistenza gusto olfattiva e una buona aromaticità che rendono ottimale l’abbinamento, per “concordanza”, con le caratteristiche del rosato. La componente grassa del burro viene invece equilibrata dalla buona freschezza (acidità) e dalla sua sapidità. Un connubio che dimostra ancora una volta la grande versatilità di un vino, il rosato, che dopo anni di non sufficiente considerazione da parte dei consumatori, finalmente comincia a ritagliarsi uno spazio importante non solo sul mercato nazionale, ma anche su molti mercati esteri.
La cosa che più mi ha sorpreso durante il mio ultimo “tour” fra Svizzera, Germania e Sati Uniti, è aver riscontrato un numero sempre più alto di vini rosati nelle carte di molti ristoranti e di tantissime pizzerie. Ritengo difficile che in Italia possa cambiare l’abitudine di bere birra insieme alla pizza, in realtà il vino riesce ad accompagnare perfettamente il piatto italiano più famoso nel mondo. Sandro Sangiorgi, bravissimo giornalista e scrittore nonché fondatore della rivista Porthos, così scrive sul suo libro Il matrimonio tra cibo e vino: “Di rado la pizza viene messa a contatto con il vino. Invece le varie possibilità di condimento che vi si possono abbinare lo stimolano e permettono anche di bere grandi bottiglie. Il vino offre una imprevedibilità e un’abilità nel sintonizzarsi sulla fragranza della pasta davvero ineguagliabili, inoltre sa seguire i differenti condimenti adeguando la propria varietà espressiva, talvolta attraverso un godibile contrasto talaltra limando, ma sempre rilasciando il piacere di una mediterranea comunione. Su una semplice Margherita berremo un rosato morbido, pulito e profumato”.
Rosato quindi da non considerare più come “figlio di un Bacco minore” o da consumare solo nel periodo estivo, ma un vino per tutte le stagioni che permette di soddisfare anche abbinamenti apparentemente impossibili.
Giusto l’abbinamento!
Anche io pensavo al negroamaro ……… il rosato è perfetto.