Fanòi, anima mistica e sensuale della terra

Sullo sfondo di questo vino, nel più intimo dei suoi sensi, ancora intorno alla stagione che lo determina, ci sono i fuochi: il torpore dell’inverno che sta per ritirarsi nelle sue stanze, esattamente un istante prima che la primavera abbia inizio. In primo piano: le memorie che si sprigionano da quei fuochi. Scintille di tempo – peculiarmente umano – che innesca il cinematografo dei ricordi. Lì, nella sfida delle immagini che si avvallano dentro ognuno di noi, spinge il suo calore Fanòi.

Dove inizia un certo sud del mondo, a Sava, come la postilla al margine di una lettera segreta, si srotolano i vitigni che esprimono questo vino dedicato all’orditura incessante dei mesi freddi, fissati nello splendore della fiamma di un camino o di un grande falò rituale. Il fuoco vivo, uno spazio assoluto, si direbbe. Fatto proprio di una natura, quell’appassionato riverbero, che consuma se stessa fino in fondo per rigenerarsi di nuovo, come il cerchio della rima e delle vite tramandate di padre in figlio, stagione dopo stagione.

Non a caso il nome di questo vino è un rimando alle assonanze minori, dunque un battesimo nella lingua antica dei vecchi contadini. Fanòi, infatti, sta quasi ad indicare un’iniziazione, il potere simbolico del fuoco condiviso, lo stesso attorno al quale un tempo si lasciava scandire, insieme allo sfarinarsi delle fascine di legna  il ritmo delle storie raccontate. Il suono delle nenie, delle preghiere di buon auspicio  che a queste latitudini stordisce le notti di marzo per assimilarne l’eredità pagana e fiabesca. Si tratta, a ben vedere, della tradizione indelebile dell’infanzia di un’intera geografia di frontiera che immerge i fianchi nudi in acque mediterranee.

Un evento essenziale, il passaggio del fuoco – offerto ad un santo alla stregua della fiamma che anticamente, nelle città greche, restava sempre accesa nei bracieri in onore della dea Estia, protettrice del focolare – nel calendario della vita legata al raccolto e al ritrovarsi di nuovo insieme, qui e ora, intrecciati alla meccanica dei giorni che passano cesellando gli istanti. In fondo al calice, un vino che narra la malia recondita di ogni vigilia, illuminata da un vivido bagliore. Adesso possiamo dire di guardare una bottiglia e vedere l’anima del fuoco danzare.

“Nel 1993, alla mia prima vendemmia da apprendista di mio padre Augusto, cominciai a conoscere ed amare questo meraviglioso vitigno. Da allora, ogni annata mi offre la possibilità di comprendere un pezzo del suo enorme potenziale. E di coltivare l’ambizione di dare alla sua anima potente ed immediata, l’eleganza propria dei grandi vini” – Gianni Cantele


CLASSIFICAZIONE: I.G.T. Salento

ANNATA: 2010

UVE: Primitivo

ZONA DI PRODUZIONE: Sava (TA)

SISTEMA DI ALLEVAMENTO: alberello pugliese

RESA PER ETTARO: 50 q.li

EPOCA DI VENDEMMIA: prima settimana di settembre

VINIFICAZIONE: fermentazione a 24°C, 12 giorni di macerazione con delestage giornalieri nei primi 4 giorni. Fermentazione malolattica svolta in barrique.

AFFINAMENTO: sosta in barriques di primo e secondo passaggio per 14 mesi. Matura in bottiglia per non meno di 12 mesi.

GRADAZIONE ALCOLICA: 14,5%

NUMERO BOTTIGLIE PRODOTTE: 6.000

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